1.11.05

Autogrill

La ragazza dietro al banco mescolava
birra chiara e Seven Up
e il sorriso da fossette e denti
era da pubblicità
come i visi alle pareti
di quel piccolo autogrill
mentre i sogni miei segreti
li rombavano via i T.I.R.
Bella d'una sua bellezza acerba
bionda senza averne l'aria
quasi triste come i fiori e l'erba
di scarpata ferroviaria
il silenzio era scalfito
solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito
dentro ai cerchi del bicchiere
Basso il sole all'orizzonte
colorava la vetrina
e stampava lampi e impronte
sulla pompa da benzina
lei specchiò alla soda fountain
quel suo viso da bambina ed io
sentivo un'infelicità vicina.
Vergognandomi,
ma solo un poco appena,
misi un disco nel juke box
per sentirmi quasi in una scena
di un film vecchio della Fox
ma per non gettarle in faccia
qualche inutile clichè
picchiettavo un indù in latta
di una scatola di tè.
Ma nel gioco avrei dovuto dirle:
'Senti io ti vorrei parlare...'
Poi, prendendo la sua mano sopra al banco
'Non so come cominciare,
non la vedi, non la tocchi
oggi la malinconia?
non lasciamo che trabocchi,
vieni, andiamo, andiamo via'
Terminò in un cigolio
il mio disco d'atmosfera,
si sentì uno sgocciolio
in quell'aria al neon e pesa,
sovrastò l'acciottolio
quella mia frase sospesa, ed io...
ma poi arrivò una coppia di sorpresa.
E in un attimo, ma come accade spesso
cambiò il volto d'ogni cosa,
cancellarono di colpo ogni riflesso
le tendine in nylon rosa,
mi chiam= la strada bianca
'Quant'è?' chiesi e la pagai;
le lasciai un nichel di mancia,
presi il resto e me ne andai.
presi il resto e me ne andai.

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